Premio Comel Vanna Migliorini - 2012

Silvia Sfregola Romani


Con Meteore, Anna Crescenzi parte da dati scientifici: attraverso la rilevazione del decadimento dell’alluminio contenuto nei meteoriti, che prima di raggiungere la terra sono bombardati da raggi cosmici, può essere determinata la durata della loro presenza sul nostro pianeta. L’artista ci propone così un insolito viaggio spazio-temporale, in un percorso di suggestioni cosmiche, primordiali, che legano in un tutt’uno l’universo, il tempo, l’uomo e l’alluminio. All’interno di una grande clessidra, una meteora, sospesa come in assenza di gravità, nell’atto di sgretolarsi lentamente, produce una sterile polvere nera. Ha una forma che ricorda quella di un albero, a testa in giù, allumineo, cosmico, totale, un catalizzatore, un perno energetico, una sorgente vitale, ma è ridotto all’osso, allo scheletro. E’ come bruciato e sta lentamente sgretolandosi. Altre due meteore giacciono invece sul fondo: sono già cadute, tra dune di cenere plumbea.

Il decadimento è in corso. La clessidra, simbolo del vano tentativo degli uomini di catturare Kronos, è una ricostruzione simbolica, irreale ma fortemente drammatica, luttuosa, di un micro-cosmo giunto all’esaurimento, svuotato ed inaridito, in cui il conto alla rovescia verso un lento ma irreversibile processo di sgretolamento ed autodistruzione è stato innescato. Tutto è perduto, a meno di non voler provare a recuperare lo stupore dell’esistenza, la sacralità dell’essere e del fare, la cura nel prendere e nel dare: “Sparirà con me ciò che trattengo, ma ciò che avrò donato resterà”.

Quello di Anna è un tempo drammaticamente sospeso, trattenuto, in cui il dolore privato si eleva a compianto universale, l’angoscia intima della perdita diventa accettazione cosmica.

E’ l’urlo del silenzio, è l’azione non agita. E’ il tempo e lo spazio del distacco, non della fuga, dell’accoglimento oltre che del raccoglimento, della meditazione, della preghiera.

E’ il tempo e lo spazio dell’attesa, interminabile, della pioggia che la terra arida invoca, è il tempo dell’ascolto e della speranza che un bagliore inondi di luce la notte, un canto faccia risuonare di vita il silenzio, un cuore irrori il mondo di un nuovo Amore.