La forza della fragilità - 2018

legno, carta, stoffa, stoppa e ferro

cm. 250x225x70

 

Nell'installazione La forza della fragilità dialogano due elementi tridimensionali apparentemente in contrapposizione con un'opera a parete che nell'intrigo di segni che rimandano ad una ragnatela (fragile forza dei fili tesi di una grande bellezza da animaletti laboriosi) intrappola insetti antropomorfi, figure umane, reperti archeologici, oggetti di uso comune, bozzoli, strade. Di lato una testa-bozzolo dalla quale emergono fili neri, idee, pensieri, dubbi come dall'utero-vaso, bozzolo fuoriuscito dalla rete retrostante che invita alla riflessione sulla nascita o sulla ri-nascita, corpo-natura che genera e ri-genera...

 

Margarete Durst nel suo saggio “La nascita in Hannah Arendt” sottolinea come per Arendt tutti gli aspetti con cui si manifesta la vita umana a partire dal suo «inizio» costringono in certo modo a riconoscere nella fragilità il contrassegno di una forza, innanzitutto perché indicativa di uno snodo tra necessità e possibilità che vincola la libertà umana dandole nel contempo consistenza,

«il cominciamento inerente alla nascita può farsi riconoscere nel mondo solo perché il nuovo venuto possiede la capacità di dar luogo a qualcosa di nuovo, cioè di agire».

Azione e nascita, così strettamente legate l'una all'altra, sono entrambe segnate dalla fragilità e hanno per questo il potere di richiamare ciascun essere umano alla realtà della sua condizione e a non considerare nulla di ciò che attiene all'umano come irrilevante.

Il non saper riconoscere nella fragilità un indicatore di umanità rappresenta allora una forma di ottusità molto grave perché lede la capacità di avviare il nuovo e di recepire la novità dell'autentico inizio, che è sempre imprevisto e imprevedibile.

Inoltre riflette sull'acutezza nel cogliere gli attentati alla personalità che vengono dall'assetto sociale che fa così da contraltare una mancanza di considerazione per gli aspetti psicologici della natalità, quindi dell'ideazione creativa, e più in generale del sostrato affettivo dell'attività pensante.